Sanremo e il delivery trascendentale

Sanremo e il delivery trascendentale 1587 2245 Libreria Muratori

È probabile che quando Jim Morrison pronunciò la frase “nessuno uscirà vivo di qui” si riferisse all’autotune.
Per riprendermi da qualche disordinato assaggio sanremese ho dovuto mettere su un concerto-tisana del signor Soren Madsen. Madsen è un signore danese sulla sessantina con la faccia da impiegato comunale che in modo geniale reinterpreta brani hard & heavy con la chitarra classica. Lo trovate su YouTube.
Sanremo, dicevamo. Bisogna affidarsi al dizionario e alle due definizioni di musica: la prima parla di “ritmo + melodia + armonia”, la seconda si accontenta di “concatenazione di suoni”. La prima è molto selettiva, alla seconda invece va bene un po’ tutto. Diciamo che il classico adagio boomer “questa non è musica” si dibatte intorno alla prima definizione come una farfalla strafatta intorno a una lampada. Anch’io mi schianto spesso su considerazioni inattuali e per risolvere la vexata quaestio ho elaborato un’infallibile controprova: se un brano musicale può essere eseguito dal signor Soren Madsen, quella è Musica.
Secondo Swedemorg l’accesso al mondo superiore avveniva attraverso l’ascolto della musica; La scala di Giacobbe di William Blake mostra cosa intendeva: un viavai di angeli (fra cui, indubitabilmente, Robert Plant) che come riders di un delivery trascendentale mettevano in comunicazione i due mondi. Il fatto è che ad un certo punto della propria storia, invece di proseguire lungo questa scalinata per il paradiso, la musica ha imboccato quella per lo scantinato, un ambiente che cinema e narrativa hanno spesso dipinto come infernale. La virata improvvisa ha avuto inizio con l’elettricità, non dico l’elettronica, che è solo l’ultimo gradino prima della cantina, ma proprio l’elettricità, l’amplificazione e la distorsione dei suoni. Amplificazione e distorsione hanno portato la musica verso la propria disumanizzazione e conseguentemente meccanizzazione. Il bello è che c’è proprio una data che ha cambiato tutto quanto, e questa data è il 25 luglio 1965, la cosiddetta rivoluzione elettrica di Bob Dylan al Newport Folk Festival. Fu uno shock, e infatti ci fu chi parlò di eresia, chi di tradimento.
Naturalmente i sapiens più moderni e tatuati sul collo ci diranno che è questione di età, vedute ristrette, boomerismo cronicizzato. Probabilmente è così, e anche noi abbiamo ascoltato torture auricolari come il Punk e il Thrash Metal. La mia opinione, infatti, è che già il Thrash Metal, per quanto lo ascoltassi con gusto, era una Non Musica, un prodotto culturale al di là delle colonne d’Ercole di Ritmo+Melodia+Armonia. Ma la cosa importante è che dentro quegli album all’insegna del più forsennato sabba macchinale, voi trovate dei fiorellini, dei magnifici fiorellini del male ancora al di qua del confine, ancora Musica. La versione di Nothing else matters da parte del coro Les Voix Boréales è lì a dimostrarcelo. E anche quella di Soren Madsen, naturalmente.
Le arti popolari lottano da sempre contro la meccanizzazione e mostrano da diversi secoli il cratere dell’asteroide industriale. È roba di cui già greci e romani avevano contezza. Il fatto che non esistesse industria li aiutava. Tra le arti, forse perché sin dal primo giorno ha dovuto commerciarvi, quella che forse continua a mantenere una sorta di controllo sull’industria è la settima: ogni giorno scopro registi magnifici, anche molto giovani, proiettati nel presente prossimo ma con il passato ben impresso nelle eliche del dna. Musica e letteratura mi sembrano messe peggio. I romanzi hanno il loro autotune, e basta avere un po’ di orecchio per sentirlo dentro gli editing di quasi tutte le case editrici. La musica sta ancora peggio, in quanto condannata a inseguire l’unico pubblico pagante, quello giovanile, al quale si può propinare di tutto, basta un buon packaging.
E di bio-neuro-packaging parla Fisher nel suo Non siamo qui per intrattenervi: citando Burroughs e la sua umanità ridotta in schiavitù da una vasta macchina immiserente, conclude che per il nostro sistema nervoso centrale “i migliori interessi della specie umana coincidono con il divenire disumani”.

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