Pascutti e il lettore perduto (ma Frank Zappa salverà il mondo)

Pascutti e il lettore perduto (ma Frank Zappa salverà il mondo) 2560 2560 Libreria Muratori

Sono sicuro che ai tempi preistorici i ritrovi serali si dividevano in caverne pop e caverne d’autore: nelle prime, affollate e caotiche, si raccontavano le storie più atroci, erotiche, sentimentali e commoventi, si imparava a riviverle (magari un po’ ingigantite) e se ne teneva vivo il ricordo; nelle seconde, dove regnava il più intimo silenzio, si forgiavano arte rupestre e poesia raschiando la parete e imbrattandola di sostanze animali e vegetali.
Da quelle ere perdute tanta affabulazione è passata sotto i ponti in brossura; se a lungo la situazione è rimasta più o meno la stessa, con un sostanziale equilibrio fra le due caverne, in tempi recenti, diciamo negli ultimi decenni, l’avvento di un’industria culturale più intensiva ha dato decisamente gas a storie che solleticano unicamente sensi ed emozionalità, relegando il mondo poetico ed evocativo, poco incline al macchinale, in una sorta di riserva protetta di cui a breve si dovrà occupare il Ministero della Cultura come da decenni fa con l’opera lirica e le ville palladiane.
Il risultato è che, se non ci prendono a sassate con film ipereccitanti, se non ci percuotono il sistema limbico con secchiate di suspense, succede che terminiamo la giornata allo stesso modo in cui l’abbiamo trascorsa in ufficio: anedonicamente. Un Tommaso Landolfi o un Ermanno Olmi non si sognerebbero mai di nascere, oggi: i moderni cantastorie pop, sgasando le loro autovetture tamarramente aerografate, hanno intasato a tal punto le loro narrazioni di colpi di scena, colpi a effetto, e colpi d’ascia, che nemmeno “Aulikòs”, il più potente degli sturalavandini culturali, ne caverebbe un ragno dal buco. La frittata è fatta e l’unica leva che conosciamo per farcene star lì ad ascoltare una storia è il grande binomio di tutti i tempi, quello che già faceva la fortuna delle caverne pop: eros e thanatos.
Penso a tutto questo perché l’altro giorno è passato di qua il buon Pascutti. Pascutti è un lettore perduto, nel senso che da tempo non legge più “le cose moderne”, come le chiama lui, uno che probabilmente ha risentito del fatto che ormai anche i libri sembrano inseguire unicamente la performance, e per questo dichiara con orgoglio di avere a casa un “pacco di libri alto così”, roba vecchia (ma che è stata nuova, anzi: “avanti”) che da anni attende i suoi occhi un po’ stanchi di quasi pensionato. È cresciuto con il grande fumetto degli anni settanta e la prima volta che mi ha parlato di sé ha messo subito in chiaro la sua natura di vagabondo dell’infinito: più che da un paese del lago, come sostiene la carta d’identità, la creatura culturale Pascutti sembra provenire dalla Buenos Aires dell’Eternauta, quella che Francisco Solano López eternò a matita negli anni sessanta.
È proprio vero che sui nostri documenti dovremmo specificare le storie con cui siamo cresciuti, perché talvolta capita che valgano più di un cognome o di un toponimo. La sua predilezione per la fantascienza classica e quella controculturale (gli piace molto Frank  Zappa*, quel signore che un giorno sbeffeggiò lo scrivere di musica paragonandolo al ballare di letteratura) ne fanno un lettore atipico, atipico in quanto aperto a tutto ciò che precede l’industrial book, classici compresi. Non mi sono stupito per nulla quando l’altro giorno mi ha accennato alla prima volta che da ragazzo ha tenuto fra le mani Delitto e castigo: il terrore che ha provato leggendo i passi in cui Raskolnikov se ne sta dietro la porta dell’usuraia, l’inquietudine delle ore di Rodion Romanovic successive all’omicidio, ecco: quando il buon Pascutti mi confessa che ancora oggi, a distanza di cinquant’anni, riprova la stesse identiche sensazioni, non posso fare a meno di pensare al numero esiguo di esseri umani presenti sul pianeta terra ancora dotati di questa sensibilità alla parola scritta, non posso fare a meno di pensare a quanta umanità abbiamo sperperato con i nostri avengers ipermuscolari e iperealistici. La metafora dell’immaginazione come tavoletta cerata su cui le storie si imprimono ha perso la sua validità, a meno che ne immaginiamo una di silicio.
E allora penso che forse non è Pascutti il lettore perduto.

*Frank Zappa salverà il mondo è il titolo della geniale illustrazione con cui Daniele Modina accompagna questo testo.

 

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