Oroscopo Cavalli

Oroscopo Cavalli 2560 2560 Libreria Muratori

Ci sono due modi di essere alternativi: uno è chiedermi il libro che svela la segreta connessione fra mass media e giardiniere dei Rothschild (“ne hanno parlato su Byoblu”), l’altro è essere come la signora Erminia.
Erminia entra in libreria e mi dice dammi un libro della Patrizia Cavalli, che i libri della Cavalli prevedono la giornata.
Sì sì, lo apri a caso, leggi un verso, e capisci cosa ti succederà nelle prossime ore. Un oroscopo poetico, insomma. Le porto Pigre divinità e lo apre: l’oroscopo dice “intrisa come straccio d’amoroso vino”. Erminia sembra soddisfatta. Poi mi dice dammi il libro di Veltroni. Il giallo del bioparco?, le chiedo. No, quello non sono riuscita a finirlo. L’ultimo.
Le piace come scrive, il Walter. Le piaceva anche come politico e quando abdicò ci rimase male, perché secondo lei era uno valido.
Ne ha masticata di politica, Erminia. Mi racconta della volta che era in gita a Roma, quei viaggi per pensionati a mezzadria fra parrocchia e circolo lavoratori, ostia e martello sotto lo stesso pullman, un saluto al Papa da lontano e una foto con Colosseo sullo sfondo. Quella volta Erminia si era trovata per caso davanti alla sede del PD, non più l’antonomastica via delle Botteghe Oscure ma la prosaica via delle Fratte. Impossibile resistere alla tentazione: aveva chiesto ai compagni/fratelli di comitiva di aspettarla fuori e si era infilata in sede. Vorrei parlare con Renzi, disse. Non c’è, le risposero. Se vuole c’è Martina. Martina chi, Colombari? No, Maurizio, un giovane emergente, uno delle sue parti, tra l’altro. Come fate a sapere di che parti sono? Si capisce dall’inflessione dialettale. Va bene, fatemi parlare con questo Martina. Solo un momento, che è al telefono. Se non ha tempo subito, non se ne fa niente. E se ne era andata precisando che l’occasione l’aveva persa Martina.

La chiacchierata prosegue percorrendo a ritroso la storia recente delle magnifiche sorti e progressive: Renzi, Bersani, Veltroni, D’Alema… si risale ai bombardamenti su Belgrado e in un attimo siamo in Ucraina. Erminia si accalora… temo mi tiri fuori qualcosa un filino filoputinista…
Prima la pandemia, adesso la guerra: sono ormai più di due anni che incasso i ragionamenti di gente alternativa, e quando l’aria si condensa di contropensiero cerco di cambiare discorso. Per fortuna entriamo in un circolo virtuoso e, come convenevoli fra buoni cristiani, finiamo per scambiarci le solite frasi sulla guerra. Del resto, dopo aver letto intercettazioni del tipo “prima interrogateli, poi uccideteli”, che cosa vuoi dire della guerra? Invocare il paradigma della complessità? che cosa vuoi dire della guerra se non da che parte stai? E se la sommi alla pandemia, come fai a non tirare fuori il libro di Giobbe, anziché i complotti?
Allora Giobbe aprì la bocca e maledisse il suo giorno. Eh… caro Giobbe… ti avrebbe fatto comodo un bell’oroscopo della Cavalli…
All’improvviso Erminia si mette a raccontare di quando nel 1971 andò in vacanza a Mosca. Le chiedo in che modo fosse possibile andare in vacanza in Unione Sovietica nel 1971, e lei con sintesi e candore mi butta lì la parola magica: SINDACATO. Ricorda perfettamente il freddo secco che a meno 15 le permetteva di stare tranquillamente in maglione. Ricorda l’Hotel величественный presidiato ad ogni piano da una capo-qualcosa vestita da funzionario, seduta al tavolino da funzionario a far funzionare il piano. Ricorda un centro commerciale (ma si sarà chiamato proprio così? commerciale? cioè: che cos’era il concetto di commercio nella mente sovietica?) dove lo stesso identico cappotto poggiava, in taglie gradatamente sempre più grandi, dalla taglia infante comunista a quella comunista oversize, su decine di servi muti in fila uno dietro l’altro fino a comporre una lunga e prospettica catena di omini di carta. E soprattutto ricorda, appena arrivata all’aeroporto, la meticolosa perquisizione sottoposta alla valigia. Se la ricorda perfettamente perché le furono requisiti i libri che si era portata. Le chiedo che libri fossero (ho troppa voglia di declamare “là dove si bruciano i libri, si finisce per bruciare anche gli uomini”), ma Erminia non ricorda, probabilmente un paio di romanzi italiani, dice. Voglio sapere. Voglio sapere a quali opere fu impedito di penetrare in CCCP e seminare libertà. Voglio sapere quali titoli furono fatti sparire, tolti di mezzo dal regime. Sarà stato lo Strega di quell’anno? Guardo su Wikipedia. La spiaggia d’oro, di Raffaello Brignetti. E che è? O sarà stato il Campiello ‘71, Ritratto in piedi, di Gianna Manzini? Ma che razza di libri sono? Due libri che non esistono più nemmeno in Italia. Da anni fuori catalogo. Regime totalitario o meno, il destino dei libri sembra lo stesso: lo svanimento.
Erminia mi saluta col suo bel Veltroni in mano, e io resto a pensare a libri al macero e fosse comuni.
E adesso? Quasi quasi provo anch’io con l’oroscopo Cavalli.

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