Dante o Lourdes?

Dante o Lourdes? 2560 2560 Libreria Muratori

La frase del giorno è certamente quella che la signora P. rivolge alla signora C., di vent’anni più giovane ma pur sempre sulla sessantina: “Ma come!? Alla tua età non sei ancora stata a Lourdes??? Incosciente!”
Me la rigiro tra le mani per qualche minuto, riflettendo sulla mia incoscienza e sulla possibilità di farmi un salubre viaggetto, ma alla fine, sebbene il momento lo richiederebbe, prevale il più freddo agnosticismo. La via del libraio è lastricata di sconti impossibili e cattive intenzioni, un’infernale Parigi-Roubaix selciata di introvabili quinte ristampe manga e bambini che pisciano sulla poltrona, ma a salvarla non saranno miracoli: noi solo Dante, o una brioche.
Proseguo la mattina leggendo un verso di TS Eliot, un verso mirabile e definitivo che recita: “In questo modo finisce il mondo / non con uno scoppio ma con un sospiro”. A quel punto mi tocca aprire la mail, gesto che non si fa mai a cuor leggero; come temuto ci trovo qualcosa di deprimente: la conferma che alcune biblioteche gestiscono i fondi della Franceschini, la legge che da qualche anno è stata promulgata in favore delle librerie indipendenti, con la disinvoltura del compianto Mino Rajola.
Scrivo a un amico bibliotecario che ne sa parecchio di questioni amministrative, di humanae litterae e di teste di bue, uno sfogo veloce sulla mia rassegnata sorpresa nell’apprendere che alcune biblioteche elargiscono gran parte del budget alle solite librerie di catena ingrassando i soliti gruppi macrocefali. Non servono i nomi, non servono le cifre, è tutto molto chiaro. Serve solo sapere che la Franceschini è stata concepita per soccorrere le piccole librerie indipendenti dal baratro che di anno in anno spalanca le proprie fauci come il mostro marino di Giobbe. Il fatto è che i grandi gruppi per tenere alla larga il Leviatano dispongono dei loro trucchetti magici, vanno via di prestidigitazioni per implementare i loro fatturati, per citare il loro linguaggio apoplettico. Prendete i supermercati. Una Legge del 2020 dovrebbe impedire loro di scontare i testi scolastici, e invece – tempo di un amen, o di una bestemmia, fate voi – siamo passati dal buono sulla spesa generica allo sconto diretto sulla lista scolastica… Considerate che sulla scolastica una piccola libreria ha un margine di guadagno del 10% (che è una cifra ridicola, visto il lavoro che c’è dietro), la domanda è: come si può essere concorrenziali se i supermercati fanno lo sconto del 15? Se io faccio lo sconto del 15, vuol dire che ci rimetto il 5%!
Rotazione e rivoluzione a parte, il mondo va dove noi vogliamo che vada, siamo noi alla guida. L’impressione è che l’armageddon sia solo una spunta fra i nostri ordini amazon, come dimostra il tizio (che per la sua ditta si serve del mio stesso corriere) quando mi fa notare (sibillino) che il corriere in questione “aderisce sempre agli scioperi”. E io gli dico “fa bene”. E lui mi fa “è roba comunista”. Appunto.
Se cercate in rete qualcosa in merito alla scontistica dei supermercati troverete solo articoli del decennio scorso. È tutto dimenticato, compresa l’abitudine alla battaglia; le disuguaglianze sono ormai ritenute normali e inevitabili. Vivendo in un’epoca di povertà incombente, qualsiasi tipo di sconto è irrinunciabile, ci si arriva in modo diretto, come al termine di uno scivolo da parco dei divertimenti. Il fatto è che questo parco divertimenti è lo stesso che prima o poi ci farà pagare tutto con gli interessi.
Nel frattempo l’amico bibliotecario risponde alla mail. Il conforto di leggere Dante è farmacologico.

«Fama di loro il mondo esser non lassa;
misericordia e giustizia li sdegna:
non ragioniam di lor, ma guarda e passa.»

Poco dopo entra una signora. Ha un sacchetto, e dentro c’è una brioche. È il suo ringraziamento per averle proposto un libro, qualche giorno fa. Le ha aperto un mondo, dice.
A volte basta davvero un piccolo gesto, il passaggio di una staffetta partigiana, e si torna a lottare, a resistere.

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